COME TERAPIA E DIAGNOSTICA DI UN FOCUS O UN CAMPO DI DISTURBO.
La metodica della Neuralterapia si può adoperare, come primo approccio terapeutico, in maniera semplice ed
atraumatico.
Questa semplice metodica, ci permette di resettare i circuiti biocibernetici del paziente, dandoci una visione
immediata dei risultati che potremmo ottenere eliminando la focalità od il campo di disturbo e ci mettono in
grado di capire quali sono i distretti interessati dal problema ottenendo immediati risultati
parziali o totali di guarigione, sensibilizzando i pazienti e guadagnando la loro fiducia.
Introdotta nella prassi clinica, dai fratelli Huneke, negli anni 1925-1928,rappresenta una terapia di regolazione
dello stimolo attraverso il sistema nervoso neurovegetativo .
Nel 1940, F. Huneke ebbe una fondamentale esperienza su di una paziente con una forte infiammazione cronica
della spalla sinistra, su cui tutti i trattamenti precedenti non avevano sortito alcun effetto
Dopo aver iniettato dell’anestetico locale su di una vecchia cicatrice nella gamba destra della stessa paziente,
Huneke poté osservare che i dolori nell’articolazione della spalla erano spariti nel giro di pochi istanti e che la
paziente aveva riacquisito la completa libertà articolare!
Oggi questo fenomeno è ben noto e si chiama "fenomeno secondo": in pratica, l’azione riflessa di un’area
disturbata è in grado di generare dei sintomi a distanza e il trattamento di quest’area perturbatrice può annullare
tutti i sintomi riflessi.
La Neuralterapia si effettua iniettando una minima quantità di anestetico locale (procaina) in precise zone
corporee fra le quali la bocca, ed il suo meccanismo d’azione chiama in causa la regolazione del Sistema
Nervoso Autonomo (o Neurovegetativo), qualora un alterato flusso di informazioni in questo sistema
biocibernetico fosse causa di una malattia.
Oggi sappiamo, infatti, che il nostro organismo può essere paragonato ad un computer estremamente elaborato,
in grado di autoregolarsi; talvolta però dei segnali alterati o interrotti possono creare disturbi di ogni genere,
anche a grande distanza dall’origine del disturbo.
Questi squilibri nascono nei cosiddetti “campi di disturbo” o “focolai” che molto spesso sono rappresentati da:
- Cicatrici chirurgiche (appendicectomia, taglio cesareo, borsectomie , ecc.…)
- Cicatrici da ferita .
- Focolai cronici (tonsilliti croniche, sinusiti, denti del giudizio, denti devitalizzati, focolai batterici
misconosciuti, pulpiti acute e croniche con o senza sensibilità del nervo dentale.)
- Corpi estranei .
- Tessuti traumatizzati.
Ogni stimolo provoca una scarica della cellula (depolarizzazione), a cui segue una immediata "ricarica"
(ripolarizzazione); capita, però, che di fronte a stimoli troppo forti o troppo ripetuti (chimici o fisici), alcune
cellule non riescano più a ripolarizzarsi spontaneamente e ciò comporta una “distonia” rispetto a tutto il tessuto
circostante.
Tutto ciò può produrre disturbi a grande distanza dal focolaio originario in virtù delle molteplici
interconnessioni che esistono nell’organismo.
La neuralterapia si può definire una riflesso terapia, infatti interrompe le vie riflesse patologiche e normalizza
tutti i disturbi vegetativi. Questo è reso possibile da un effetto stabilizzante sulla membrana dei mastociti:
stabilizzandone la membrana, ostacola il rilascio di istamina con un effetto appunto antistaminico .
Inoltre, i prodotti della degradazione del metabolismo deella procaina, hanno la caratteristica di restringere i
capillari e allo stesso tempo aumentare il deflusso linfatico.
Quindi, sotto forma di acido paraminobenzoico, agisce da vero e proprio antinfiammatorio.
Sono possibili tre forme di utilizzo :
1-come terapia segmentale in forma di trattamento locale o sul segmento dell’individuo,
nel nostro caso la zona dell’odontone.
2-come diagnostica di un focus o campo di disturbo e come terapia.
3-come terapia sui gangli o sulla catena laterale del sistema simpatico.
Difficilmente riusciremo a curare definitivamente un focus dentario con la Neuralterapia, ma potremmo avere
dei miglioramenti, perché vengono smorzati gli impulsi di disturbo nella regolazione neuro vegetativa.
La neuralterapia infatti non è una terapia del dolore, ma serve a portare delle informazioni energetiche al
sistema di regolazione di base: è un trattamento di tipo cibernetico che, per mezzo di una stimolazione,
determina la possibilità dell’autoguarigione.
Questa, nel caso di una forte focalità, non potrà avvenire finchè non verrà rimossa meccanicamente la zona
focale con un intervento chirurgico.
I risultati, invece, per quanto riguarda cicatrici focalizzate, pulpiti acute o croniche, desensibilizzazioni dentali
o zonali e dolori di origine incerta sono molto più incoraggianti, infatti, in alcuni casi, basta una seduta per
ottenere un risultato completo.
La diversità dei risultati ottenuti dipende dalla gravità del focolaio o del campo di disturbo e deve essere
interpretata.
Concludendo, si può affermare che la Neuralterapia ottiene ottimi risultati di guarigione nei casi meno gravi ed
è di grande aiuto in quelli più complessi.
Permette inoltre di ottenere un effetto istantaneo di guarigione che ci dà un indice di predicibilità dei risultati
finali.
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