Questo è un argomento di una certa complessità.
Bisogna considerare che l’Odontoiatra è l’unico operatore sanitario con la patente per inserire un materiale
estraneo nell’organismo di una persona, con estrema facilità.
Abbiamo visto nella sezione de-vitalizzazioni quanti esperimenti sono stati fatti e quanti materiali sono stati
inseriti , solamente per eseguire la devitalizzazione.
Pensate che i primi impianti, prima dell’era Branemark, il medico svedese che fece un serio protocollo
implantare, erano le stesse viti che vendeva la ferramenta.
Questo succedeva perché l’odontoiatria era stata da sempre considerata una branca di serie B, con poca
attinenza alla salute generale.
Per fortuna ora tutti i materiali sono sottoposti a delle regole di conformità ben precisi, ma che purtroppo
soggiacciono più alle regole commerciali che a quelle sanitarie.
Dico questo, per esperienza, poiché in tanti anni mi sono reso conto che non esiste una vera e propria ricerca
da parte delle multinazionali nel campo dell’odontoiatria .
Rimangono i brevetti come quello dell'amalgama, che ancora viene proposta nonostante l' alternative e ben
poche novità sono state introdotte in termini di materiali biocompatibili.
Anzi, possiamo dire, che le protesi in nailon, come i compositi alternativi e altri materiali, sono vecchi
prodotti di nicchia, che per richiesta di mercato sono stati “rispolverati”.
Tutte le novità nel nostro campo sono dei riadattamenti di ricerche in altri settori che l’industria adopera per
ampliare il mercato, con piccoli riadattamenti e tanta pubblicità.
Il potere di queste grosse industrie ha fatto si che uscissero in commercio tanti prodotti che , una volta utilizzati
( direi meglio sperimentati ) sui pazienti con esiti fallimentari, venissero poi ritirati nel giro di pochi anni.
Ogni dentista ha nel suo armadio decine di prodotti che gli sono stati presentati e osannati, comprati, pagati,
usati e abbandonati: con tutti i prodotti ritirati dal commercio si potrebbe fare un catalogo completo!
Bisogna anche considerare che l’insuccesso dipende da diversi fattori: rapporto costo-beneficio, durata,
facilità d’uso, ma non veniva certo considerata come fattore negativo la bio-incompatibilità.
Poi ci sono i piccoli produttori, fanno il loro meglio per sopravvivere, copiando e cercando di migliorare i
prodotti di serie.
Alcune volte ci riescono, ma il loro prodotto difficilmente ha una grande presa sul mercato, altre volte
peggiorano il prodotto per competere economicamente con la grande distribuzione.
Recentemente sono nel mercato anche i prodotti cinesi di dubbia qualità e, per quanto riguarda la protesi, dei
grandi distributori che ti spediscono la tua capsula con un materiale che ad esempio viene fatto in Francia e
terminato in Romania.
Il mercato è spietato e la ricerca è rivolta a soddisfare le richieste di guadagno, nel rispetto delle regole, ma
tralasciando l’aspetto salute.
Faccio un esempio: sono state presentate delle leghe metalliche certificate come leghe auree, di color oro con
una percentuale di oro inferiore al tre per cento ( che però rispetta i parametri di legge per cui nel certificato si
scrive lega aurea ), ma che sono composte per lo più di acciaio (cromo-cobalto-nickel).
Apparentemente sono gialle, sembrano oro, certificate e rimborsate come auree, ma possono dare allergia e
corrodersi come le leghe vili.
Parliamo dei materiali di uso comune: quanti materiali mi capita di usare che cambiano completamente
caratteristica perché provengono da diversi stabilimenti!
Quando hai capito che un cemento si indurisce in 30 secondi, lo stesso cemento che viene fatto in un secondo
stabilimento ce ne mette 300 oppure, senza avvisare, la ditta ne cambia alcuni componenti.
Qualche anno fa successe che, una volta cementate in bocca, tutte le capsule di ceramica si ruppero.
Si seppe in seguito che gli operai di una seria fabbrica di metallo per ceramica non venivano pagati e buttarono
monetine nelle fusioni inquinando il metallo per boicottare il produttore.
Per gli impianti è un vero è proprio caos! Al principio esistevano poche grandi ditte, ora ci sono dei produttori
fai da te che copiano i modelli o fanno le proprie linee di impianti.
Ditte che copiano di sana pianta o che fanno gli accessori di implantologia a prezzi stracciati ma con titanio o
metalli diversi dall’originale.
Tutto naturalmente certificato, ma poi mi trovo di fronte a problemi di bimetallismo o inquinamento
difficilmente risolvibili.
Ricapitolando, una volta erano i dentisti che si inventavano il materiale da utilizzare, ora sono le ditte con i loro
interessi e le aggirabili certificazioni.
COME CI SI DEVE COMPORTARE PER LA SCELTA DEL MATERIALE?
Abbiamo visto come, in realtà, sotto una facciata di regolarità, si nasconda un grande caos.
Tutto ciò si ripercuote sul successo e durata della terapia, quindi alla fine sull’ultimo anello della catena, il
paziente.
Naturalmente un operatore serio sa che, un insuccesso sul paziente, sarà anche un suo insuccesso e che a
lungo andare inficierà la sua affidabilità.
Quindi rimangono due possibilità:
la prima è quella di attenersi alle regole del guadagno.
In questo caso saranno scelti e attuate metodiche sempre certificate che daranno i massimi risultati al minor
costo.
Tutta la responsabilità ricadrà sul paziente ( che non sopporta e non si adatta) poiché i protocolli seguiti saranno
quelli di legge per cui, in caso di contenzioso, l'operatore sarà tutelato dagli attestati di conformità dei materiali.
La seconda è quella di districarsi nel selvaggio mercato alla ricerca del materiale più compatibile presente in
commercio.
Naturalmente è un comportamento molto faticoso e impegnativo, che, però, porta, a lunga distanza, ad avere
meno problemi ad instaurare un rapporto di fiducia maggiore con il paziente.
QUALE PROTOCOLLO BISOGNA USARE PER LA SCELTA DEI MATERIALI ?
Qualche hanno fa ho fatto un grande lavoro con dei compositi dentali, testandone tanti su tanti pazienti con il
metodo EAV per quasi un anno, alla ricerca del composito, colore e adesivo più compatibile.
Avevo molti pazienti e anche colleghi che mi chiedevano consiglio e volevo trovarne uno jolly, cioè un
materiale da otturazione che potesse andare bene, più o meno, a tutti.
Dopo aver esaminato la vasta mole di dati che avevo raccolto, sono giunto alla conclusione che non esiste il
materiale perfetto, la parola tutti deve essere cancellata e sostituita da ognuno: va scelto
individualmente il materiale che dà meno effetti tossici.
Quindi nel corso degli anni di esperienza e di controllo dei materiali con l’EAVI, sono giunto alle seguenti
conclusioni:
1-Il materiale perfetto non esiste e c’è sempre la possibilità di una relativa tossicità nei confronti del
paziente, per cui la metodica migliore è testare individualmente il materiale stesso.
2-Ci sono comunque dei materiali tossici, anche se certificati, che vanno scartati a priori.
Vanno quindi a entrare nel pool dei materiali testabili individualmente solo quelli ritenuti meno tossici.
La scelta dei materiali di utilizzo andrà fatta con criteri che siano al di fuori delle logiche di mercato o di
certificazione, ma solo con l’utilizzo dell’esperienza e del buonsenso (il mercurio è un veleno , il fluoro
anche? Non li voglio usare!). Naturalmente seguendo anche i consigli della rete di operatori indipendenti e
olistici e delle loro esperienze a livello mondiale .
3- Seguire le regole di base di stoccaggio e di scadenza, acquistare sempre da ditte e fornitori seri.
4- All’ interno del pool dei materiali testabili vanno fatti dei controlli periodici, poiché le ditte li cambiano a
nostra insaputa o li inviano con difetti di fabbricazione o errato stoccaggio dei depositi.
5-Non vanno utilizzati materiali di nuova produzione se non dopo almeno due anni dal loro lancio in
produzione (sperimentazione in vivo sui pazienti ) e ascoltata l’opinione di gruppi di studio indipendenti.
6- I manufatti del laboratorio ( capsule, protesi ) vanno testati prima e anche una volta ultimati, per via dei
vari passaggi e probabili contaminazioni.
7- Considerare sempre che, comunque, un materiale è un corpo estraneo e che, se oggi va bene, domani
potrebbe dare dei fastidi, allo stesso modo se tollerato in una certa quantità, al di sopra di quella potrebbe
trasformarsi in un carico tossico.
Non esiste quindi la certezza assoluta, a meno che vi sia una allergia accertata dell’individuo, ma tutto
dipende dalla capacità di omeostasi dell’organismo in quel dato momento.
Nonostante questo, è sicuramente consigliabile fare di tutto per utilizzare il materiale più biocompatibile e
tollerato dalla persona, come opera di prevenzione da problemi di tossicità e interferenza energetica.
COSTITUZIONE E SCELTA DEI MATERIALI.
Oltre l 'utilizzo del test di EAVI o la Kinesiologia applicata, si può optare per una scelta dei materiali in base
alla costituzione del soggetto.
La costituzione comprende: la struttura somatica, l’aspetto generale, il carattere, il temperamento, l’umore e la
reattività del soggetto.
In omeopatia si identifica la costituzione col medicamento omeopatico che ad essa corrisponde.
Nella scelta dei materiali odontoiatrici si deve tener conto della tipologia medicamentosa omeopatica a cui il
paziente corrisponde, per assicurarsi che egli non abbia un’intolleranza costituzionale al materiale e quindi non
lo tolleri anche se usato in minime quantità (idiosincrasia).
Elenchiamo i tipi sensibili principali:
Tipo oro: corpulento, sanguigno, tendenza ai disturbi cardiocircolatori. Depressione alternata ad eccitamento. I
medicamenti corrispondenti sono: Aurum coll. , Aurum met. , Aurum iodatum. Evitare intarsi e ponti in oro.
Usare: porcellana, polimerisati, argento-palladio.
Tipo argento: asciutto, nevrastenico, eccitabile, insicuro. Soffre di vertigini e tremori. Desidera i dolci che non
sopporta, perché gli provocano: bruciori, meteorismo e diarree.
Rimedi omeopatici: Argentum met. ed Argentum nitricum. Evitare protesi in argento-palladio, l’amalgama
d’argento e monili d’argento.
Tipo ferro: gracile, debole, mucose pallide; labilità circolatoria regionale e stasi venosa. Mani e piedi freddi
con testa calda. Bruciori alla lingua, palpitazioni, vertigini, ronzii, dispepsia con gusto di uova marce e
ripugnanza alla carne. Minzione imperiosa. Eccitabile, impaurito, sonno inquieto con frequenti risvegli.
Rimedi omeopatici.: Ferrum met. , phosphoricum ed arsenicosum. Evitare lavori in acciaio inox.
Tipo Mercurio: corpulento, linfatico con disturbi catarrali cronici. Lingua impaniata con impronta dei denti.
Eczemi umidi e dermatiti.
Rimedi omeopatici: Merc. sol. , corrosivus, biiodatus e dulcis (calomelano), Cinnabaris. Non usare amalgama
e sostituirlo dopo i 40 anni, periodo in cui generalmente si manifestano i sintomi.
Tipo Platino: nevrotico, irritabile con ipereccitabilità sessuale, malinconico. Nevralgie e sensazioni costrittive.
Rimedi omeopatici: Platinum met. Non usane il platino, né le leghe argento-palladio perché quest’ultimo ha le
stesse caratteristiche del platino.
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