Abbiamo visto in precedenza, come la bocca rappresenti un pannello di controllo, una mappa nella quale è
rappresentato tutto l’organismo. Quando simbolicamente si accende una lampadina in bocca, cioè si presenta
una disfunzione, il corpo sta segnalando che c’è qualcosa che non va anche nel circuito funzionale
corrispondente alla bocca; ci sarà, quindi in un distretto corporeo, una debolezza, una infiammazione, un
problema cronico.
Nella stessa maniera, agendo sull’interruttore e cioè curando il problema della bocca, si può agire con un
effetto positivo sulle zone collegate e, conseguentemente, sulla salute di tutto il corpo.
A questo punto ci si pone la domanda: “ Visto che c’è un collegamento tra bocca e corpo, che rapporto c’è
fra la salute della bocca, la psiche e le emozioni? Esiste una relazione diretta? Si può quindi agire sulla
psiche curando la bocca?”
Se partissimo dal presupposto della medicina quantistica, che afferma esserci un collegamento fra ogni cellula
del nostro organismo, che comunica qualsiasi informazione alle altre cellule in maniera immediata e ancor più
rapidamente di quello che possa fare il sistema nervoso e che questo valga anche per lo stato emozionale
della cellula, la risposta sarebbe implicita.
Non escludo questo meccanismo, anzi lo prenderei per buono e alla base di tutto.
Ogni emozione, vissuta a livello buccale, viene vissuta da tutta la persona; pensate solo all’emozione di
addentare un cibo gustoso, sentirne il sapore e la consistenza, come provochi una emozione di piacere in ogni
cellula del corpo.
Al contrario, addentando qualcosa di nocivo, si scatena immediatamente una reazione di difesa che parte dal
dente colpito e si diffonde a tutto il sistema nervoso, bloccando la funzione e scatenando un' emozione
di paura e difesa .
La bocca è una importantissima sede emozionale, è una porta aperta del nostro organismo, in entrata e
uscita.
Pensate solo alla funzione della suzione, della parola, del bacio, del gusto, delle smorfie e del sorriso, tutte
strettamente legate alle emozioni.
Sono argomenti ampli, che già danno una idea di come questa relazione sia fortissima, ma esulano da questa
spiegazione.
Vorrei invece affrontare temi più specifici, che riguardano le dirette connessioni fra psiche e odontoiatria e,
quindi, della loro relazione, chiamata appunto “Odontosofia”.
ESTETICA.
Il primo passo è quello legato al sorriso e, quindi, all’estetica .
Un brutto sorriso, denti non allineati o mancanti, in alcune persone creano seri problemi di relazione.
E’ interessante notare invece, come per altre persone, il problema estetico non costituisca assolutamente un
problema.
Quindi, il problema estetico è un fattore più legato alla personalità, all’accettazione di se stessi.
L’Odontoiatra, senza affrontare i problemi della personalità, può migliorare la fiducia in se stesso del
paziente solamente migliorandone l’estetica e, quindi, agendo in via indiretta sul problema di fondo.
Questo può essere fatto in due modi: il primo consiste nell’intervenire in maniera rapida con l’ortodonzia
classica e la protesi, il secondo con una terapia più lenta, che si accompagni ad una presa di coscienza e che
rientra nella visione della Dentosofia.
Le due strade partono da presupposti diversi.
La terapia classica ha una visione meccanicistica; parte dal presupposto che i denti siano in malposizione o
manchino per un problema fondamentalmente strutturale e, quindi, tende a modificare l’aspetto per ottenere il
risultato, (metto l’apparecchio, rimetto il dente).
Questo metodica dà un beneficio immediato in termini psichici, perché, risolvendo quel problema che tanto
turbava il paziente, ad esempio migliorandone l’estetica, gli farà acquistare sicurezza in sé stesso e nei
rapporti sociali.
Di contro, non risolverà i suoi problemi profondi di personalità, come spesso non risolve nemmeno
stabilmente la situazione dentale, poiché vi può essere una recidiva ortodontica o un insuccesso protesico.
Sicuramente questa soluzione è la più indicata per quegli individui, che necessitino alzare la loro autostima
in maniera rapida e meccanica, senza entrare troppo in profondità .
Una volta che hanno acquistato fiducia, automaticamente si accetteranno di più e potranno affrontare più
facilmente i loro problemi .
La terapia funzionale è legata ad un altro tipo di approccio, ad una vera e propria filosofia, da cui il nome
Dentosofia. Ogni problema che abbiamo nella bocca, è legato ad un conflitto emozionale non superato, che si
evidenzia nella bocca stessa, (ma anche nell’atteggiamento, nel carattere, nella postura).
La guarigione della bocca deve accompagnare di pari passo quella psichica e, viceversa, in modo che si possa
avere un doppio risultato che resti stabile nel tempo, poiché tolta la causa, l’effetto non si verifichi più.
Attraverso l’utilizzo di apparecchi e movimenti specifici, il paziente inizia a prendere coscienza dei suoi
conflitti, cosicché avvengano sia cambiamenti dentali, che della personalità.
Vista così, sembrerebbe la via migliore da percorrere, ma ciò implica essere arrivati ad uno stato di coscienza
avanzato, che possa tollerare una terapia lunga e, con dei risultati non sempre ottimali.
È un percorso introspettivo affascinante, che può non essere però quello dell’adolescente che vuole il dente
dritto, perché si vergogna del giudizio dei compagni di scuola.
Non è detto che, in alcuni casi, i due percorsi non possano essere adoperati entrambe, a seconda
dell’esigenza del momento, adattandosi, strada facendo, al livello di crescita personale.
DOLORE E PROBLEMI FUNZIONALI.
Se il miglioramento dell’estetica può aiutare il paziente dal punto di vista psichico facendogli acquistare più
fiducia in se stesso, come influisce sulla psiche il dolore dentale od un problema algico- funzionale della
bocca?
Il concetto in questo caso è abbastanza semplice, corpo e psiche sono strettamente collegati.
Un buon umore fa sopportare meglio problemi e dolori, mentre problemi e dolori possono far passare il buon
umore.
Quindi se hai forti dolori o disfunzioni continue in bocca, la situazione stressogena, piano piano, ti porterà ad
un esaurimento psichico, che a sua volta abbasserà la soglia di sopportazione del dolore .
Masticare male, dormire male per i vari dolori, giorno dopo giorno, porteranno il paziente verso uno stato
psichico negativo.
Curare la salute della bocca, porterà sicuramente un miglioramento generale dello stato psicofisico della
persona.
Guarisco il fisico, miglioro lo stato psichico.
ODONTOSOFIA.
Parliamo ora della relazione diretta che ha ogni odontone (dente e annessi), con le differenti emozioni.
Queste relazioni erano già state studiate dalla medicina cinese, che mette in rapporto ogni organo con una
determinata emozione. Essendo ogni dente collegato ad un organo, il suo stato può influire direttamente
sull’emozione.
In questo caso non si parla di una emozione generica, provocata dal dolore dentale od una estetica
insoddisfacente, ma di una emozione ben precisa, che si lega al dente, a sua volta collegato ad uno stato
bioenergetico d’organo alterato.
Ogni organo ha una sua funzione ed è legato ad un'emozione sia positiva che negativa che, a loro volta,
agiscono sull’organo stesso in maniera funzionale.
Nel caso di una emozione negativa, l’organo funge da vero e proprio serbatoio, nel quale questa energia si
accumula, provocando però degli squilibri.
L’ odontone, può essere considerato una appendice dell’organo stesso, e riflette lo stato dell’organo, sia dal
punto di vista funzionale energetico, che emozionale.
Un problema dentale, può essere vissuto dall’ organo in maniera emozionale addirittura prima di quella
funzionale.
Inversamente, un conflitto che si ripercuote sull’ organo, può essere espresso prima a livello dentale che di
patologia organica.
Facciamo un esempio: il complesso fegato-vescica biliare è legato positivamente al dinamismo e al coraggio,
ma, negativamente, all’ emozione della rabbia e aggressività, fungendo da contenitore di questa energia.
Il dente direttamente collegato a questa loggia è il canino, ne abbiamo quattro, due superiori, destro e sinistro, e
due inferiori.
Già visivamente, il canino si distingue come dente più aggressivo; è il più a punta e il più lungo, il dente tipico
dei predatori felini. Quasi sempre in presenza di problemi organici al fegato, il canino perde supporto, tende ad
allungarsi e a cadere, come se ci fosse una perdita di aggressività che rispecchi una perdita energetica.
Quando, invece, è la vescica biliare a essere interessata, il canino tende a cariarsi, ma vediamo altre situazioni.
Una rabbia inespressa in giovane età, fa sì che uno o più canini rimangano inclusi e, cioè, non escano dalla
gengiva . Di solito, a seconda che sia destro o sinistro, si può ricondurre ad una energia maschile o femminile,
o ad entrambe.
Altre volte il canino assume una posizione più avanzata, come a venir fuori dalla bocca, in questo caso funge
da deterrente, come a voler esprimere una aggressività maggiore di una personalità che, tendenzialmente,
vorrebbe evitare un conflitto diretto .
La lettura di queste deviazioni, ci permette di fare una prima valutazione dei conflitti della persona e di quale
potrebbe essere il punto di partenza della cura.
Questa lettura può essere fatta per tutti i denti, grazie alla chiave di lettura che ci insegna la Medicina
Tradizionale Cinese, allo studio delle tavole del Dott. Voll, integrate con la parte emozionale.
Ogni emozione è legata a determinati organi, che sono legati a specifici denti o zone dentarie, tutte e tre
strettamente collegati.
Abbiamo detto prima che psiche e corpo sono intimamente correlati, quindi, sarà l ‘operatore a decidere la
strategia di cura. La cura infatti può essere mirata dal punto di vista organico-funzionale sull’organo stesso,
oppure sull’odontone o sul problema psichico, o su tutte e tre.
Ognuna di queste cure trasmetterà il risultato sui diversi piani, questa è la base per la quale curando i denti, si
può curare l'organismo in toto.
INTOSSICAZIONI E INFEZIONI.
Come, curando i denti, si può curare l’organismo nel senso psico-fisico, così intossicando i denti, ci si può
ammalare .
Un materiale tossico o una infezione, possono far ammalare la persona in un altro distretto e la problematica,
difficilmente, viene ricondotta ad un problema stomatognatico.
Studiando i foci dentari, abbiamo già visto, come la maggior parte delle volte, una infezione asintomatica crei
problemi fisici a distanza. Questi problemi, quasi mai vengono ricondotti ad una infezione o intossicazione
dentale.
Abbiamo anche visto, come un problema dentale possa venir espresso con una sintomatologia psichica, prima
che si evidenzi una vera e propria malattia organica.
Quindi, un problema dentale occulto o silente, può avere, come sua unica espressione patologica, un
problema psico-emotivo.
In questo caso, è anche più difficile risalire al problema causale primario e, cioè, al problema in bocca.
Oltretutto il problema psichico, di solito, non è temporalmente relazionabile all’intervento dentario, poiché
occorre sempre un po’ di tempo affinchè avvengano quegli scompensi energetici, che portano all’espressione
del sintomo.
E', un esempio tipico, il calo psicofisico a seguito dell’estrazione dei denti del giudizio; questo lo si spiega per
lo stretto collegamento che hanno con il sistema nervoso e con quello dell’economia energetica.
Ma torniamo all’esempio del canino: immaginiamo che un canino venga devitalizzato per una esigenza
protesica e, cioè, vuol dire che era intatto, ma è stato sacrificato, magari per una esigenza estetica.
La devitalizzazione creerà una interruzione lungo il meridiano fegato/vescica biliare, che provocherà, se non
ben compensata, un calo energetico sugli organi corrispondenti. Questo calo si potrà esprimere a distanza di
tempo, magari con il cointervento di fattori stressogeni, con una disfunzione di organo, oppure mostrandosi
solamente come problema psichico, ad esempio un calo nella determinazione .
Il quadro potrebbe essere quello di un individuo, che col tempo diventi sempre più insofferente e
irascibile, che venga indirizzato a fare psicoterapia o ad assumere calmanti, quando il problema gli è partito
semplicemente da una devitalizzazione.
Che poi la vita generi le coincidenze, per le quali il soggetto si sottoponga ad una determinata terapia dentale,
e che questa gli vada ad aumentare la rabbia, che lo porterà ad affrontare determinati conflitti, esula un
po’da questo contesto, con tutto il rispetto di questa visione.
Resta il fatto che ai denti sono legate tutte le emozioni: la rabbia, la paura, la malinconia, la tristezza, la gioia
di vivere etc. e che, quindi, possano creare i più diversi quadri psichici.
Un discorso a parte però, lo dobbiamo dare al legame fra intossicazioni ed emozioni.
I diversi materiali dentali, possono creare una vera e propria intossicazione a livello sistemico che parte dal
dente e dalle sue correlazioni, in primis metterei l’amalgama.
I metalli contenuti nell’amalgama, altri tipi di metalli di uso dentale, gli impianti, i materiali resinosi,
possono creare due tipi di intossicazione: una di tipo biochimico e l’altra da blocco energetico.
Tutte e due le tipologie, possono influire sulla sfera emotiva.
L’ intossicazione classica e cioè quella biochimica è causata dal mercurio, ma anche altre sostanze
possono esserne la causa.
Questa è elettiva per il sistema nervoso ed i sintomi, o almeno i primi sintomi, sono solo a carico del sistema
nervoso centrale ed autonomo, per poi colpire anche altri sistemi come ad esempio il digerente e quello
energetico.
Il quadro, in questo caso può essere molto ampio: solitamente mi trovo di fronte persone in stato confusionale,
che dormono male e che vivono con uno stato di ansia perenne senza un motivo causale.
In momenti di lucidità mi dicono che non riescono a focalizzare i pensieri ed a concentrarsi, sono depresse e
tristi, senza energia.
Naturalmente, senza una diagnosi, quasi tutte sono catalogate come persone con problemi psichici e vengono
prescritti farmaci ansiolitici o calmanti, che però non hanno un buon effetto su di loro.
Questo è il classico quadro da intossicazione da mercurio, che viene scambiato per un problema psichico.
L’intossicazione da blocco energetico è invece meno grave, conduce ad un blocco dell’emozione
corrispondente al meridiano, ove viene inserito il materiale.
Questo succede spesso nei denti che hanno una amalgama, nei denti con metalli o perni, devitalizzati, ma
soprattutto focalizzati, o con forti correnti endorali.
In questi casi, la noxa patogena opera un blocco energetico a livello del meridiano e, quindi, dell’organo e della
sua rappresentazione emozionale .
E’ come se l’emozione non possa esprimersi più per quel canale e venga repressa, ma artificiosamente.
E’ difficile valutare gli scompensi che porta questo blocco, resta il fatto che, sicuramente, a distanza di tempo,
si tradurranno in problemi organici.
Per questo meccanismo succede sovente che, queste emozioni accumulate, esplodano appena dopo rimosso il
blocco, che sia amalgama o focalità , con grosse crisi di pianto-riso o rabbia da parte del paziente, che non
riesce né a gestirle né a comprenderle.
DENTI DEL GIUDIZIO compreso il NONO ODONTONE (in origine quarto molare).
I denti del giudizio fanno storia a sé .
Si chiamano così, sia perché la loro eruzione coincide con l ‘età adulta, di solito la maggiore età, ma anche
perché sono legati ad una presa di coscienza della vita, e alla gioia appunto di viverla.
Sono legati energeticamente al cuore, all’intestino tenue, al sistema nervoso periferico e centrale e alla
economia energetica .
Ma, in realtà, sono in una zona di crocevia di tutti i meridiani, quindi possono creare praticamente qualsiasi
patologia fisica o psichica.
Oltretutto sono frequentemente focalizzati di per sè, cioè senza l'intervento del dentista, ed in giovane età, di
solito a partire anche dai 20 anni, di media verso i 23-24.
Focalizzandosi a questa età, in maniera quasi asintomatica, sono vere e proprie bombe a orologeria per il
sistema nervoso.
Oltretutto i sintomi che creano, alcune volte simili a quelli da intossicazioni di amalgama, sono facilmente
riconducibili a crisi di quell’età, come la fine degli studi e l’inserimento nel mondo adulto e responsabile.
Una crisi di apparente perdita di responsabilità, ansia, perdita di volontà e concentrazione, mancanza di
obbiettivi, insicurezza di un ragazzo dai 20 ai 30 anni, può essere l’espressione di un' interferenza data da un
dente del giudizio, soprattutto se in seminclusione, cioè non ben fuoriuscito dalla gengiva.
E’ quindi molto importante considerare sempre la possibilità che, dietro ad uno psichismo anche lieve, ci sia la
possibilità di un coinvolgimento causale di derivazione dentale.
.

