Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella pagina di policy & privacy.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Per saperne di piu'

Approvo

COOKIE

Il sito web http://www.nicoladamati.com utilizza cookie e tecnologie simili per garantire il corretto funzionamento delle procedure e migliorare l'esperienza di uso delle applicazioni online. Il presente documento fornisce informazioni dettagliate sull'uso dei cookie e di tecnologie similari, su come sono utilizzati da Nicola Damati e su come gestirli.

Definizioni 

I cookie sono brevi frammenti di testo (lettere e/o numeri) che permettono al server web di memorizzare sul client (il browser) informazioni da riutilizzare nel corso della medesima visita al sito (cookie di sessione) o in seguito, anche a distanza di giorni (cookie persistenti). I cookie vengono memorizzati, in base alle preferenze dell'utente, dal singolo browser sullo specifico dispositivo utilizzato (computer, tablet, smartphone).

Tecnologie similari, come, ad esempio, web beacon, GIF trasparenti e tutte le forme di storage locale introdotte con HTML5, sono utilizzabili per raccogliere informazioni sul comportamento dell'utente e sull'utilizzo dei servizi.

Nel seguito di questo documento faremo riferimento ai cookie e a tutte le tecnologie similari utilizzando semplicemente il termine “cookie”.

Tipologie di cookie 

In base alle caratteristiche e all'utilizzo dei cookie possiamo distinguere diverse categorie:

Cookie tecnici. I cookie tecnici sono quelli utilizzati al solo fine di “effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica, o nella misura strettamente necessaria al fornitore di un servizio della società dell’informazione esplicitamente richiesto dall’abbonato o dall’utente a erogare tale servizio” (cfr. art. 122, comma 1, del Codice della Privacy).
Sono i cookie che servono ad effettuare la navigazione o a fornire un servizio richiesto dall’utente. Non vengono utilizzati per scopi ulteriori.
Senza il ricorso a tali cookie, alcune operazioni non potrebbero essere compiute o sarebbero più complesse e/o meno sicure, come ad esempio le attività di home banking (visualizzazione dell’estratto conto, bonifici, pagamento di bollette, ecc.), per le quali i cookie, che consentono di effettuare e mantenere l’identificazione dell’utente nell’ambito della sessione, risultano indispensabili.
Appartengono a questa categoria:

Cookie di navigazione o di sessione, garantiscono la normale navigazione e fruizione del sito web (permettendo, ad esempio, di realizzare un acquisto o autenticarsi per accedere ad aree riservate). La disabilitazione di questi cookie influirà negativamente sulle prestazioni dei siti e potrebbe renderne indisponibili le funzionalità e il servizio.

Cookie analytics, assimilati ai cookie tecnici laddove utilizzati direttamente dal gestore del sito per raccogliere informazioni, in forma aggregata, sul numero degli utenti e su come questi visitano il sito stesso.

Cookie di funzionalità, che permettono all’utente la navigazione in funzione di una serie di criteri selezionati (ad esempio, la lingua, i prodotti selezionati per l’acquisto) al fine di migliorare il servizio reso allo stesso.
Per l’installazione di tali cookie non è richiesto il preventivo consenso degli utenti, mentre resta fermo l’obbligo di dare l’informativa ai sensi dell’art. 13 del Codice della Privacy, che il gestore del sito, qualora utilizzi soltanto tali dispositivi, potrà fornire con le modalità che ritiene più idonee.

Cookie di terze parti. Visitando un sito web si possono ricevere cookie sia dal sito visitato (“proprietari”), sia da siti gestiti da altre organizzazioni (“terze parti”).
A titolo di esempio possono essere presenti cookie legati ai sevizi forniti da Google Analytics oppure cookie dovuti alla presenza di “social plugin” (ad esempio per Facebook, Twitter, Google+ e LinkedIn), generalmente finalizzati alla condivisione di contenuti. Si tratta di parti della pagina visitata generate direttamente dai suddetti siti ed integrati nella pagina del sito ospitante. L'utilizzo più comune dei social plugin è finalizzato alla condivisione dei contenuti sui social network.
La presenza di questi plugin comporta la trasmissione di cookie da e verso tutti i siti gestiti da terze parti. La gestione delle informazioni raccolte da “terze parti” è  disciplinata dalle relative informative cui si prega di fare riferimento. Per garantire una maggiore trasparenza e comodità, si riportano qui di seguito  gli indirizzi web delle diverse informative e delle modalità per la gestione dei cookie.
Facebook informativa: https://www.facebook.com/help/cookies/
Facebook (configurazione): accedere al proprio account. Sezione privacy.
Twitter informative: https://support.twitter.com/articles/20170514
Twitter (configurazione): https://twitter.com/settings/security
Linkedin informativa: https://www.linkedin.com/legal/cookie-policy
Linkedin (configurazione): https://www.linkedin.com/settings/
Google+ informativa: http://www.google.it/intl/it/policies/technologies/cookies/
Google+ (configurazione): http://www.google.it/intl/it/policies/technologies/managing/

Cookie di profilazione. I cookie di profilazione sono volti a creare profili relativi all’utente e vengono utilizzati al fine di inviare messaggi pubblicitari in linea con le preferenze manifestate dallo stesso nell’ambito della navigazione in rete.
In ragione della particolare invasività che tali dispositivi possono avere nell’ambito della sfera privata degli utenti, richiedono l’esplicito consenso dell’utente.
Il sito http://www.nicoladamati.com non utilizza cookie di questo tipo.

Google Analytics 

Il sito http://www.nicoladamati.com include anche talune componenti trasmesse da Google Analytics, un servizio di analisi del traffico web fornito da Google, Inc. (“Google”). Anche in questo caso si tratta di cookie di terze parti raccolti e gestiti in modo anonimo per monitorare e migliorare le prestazioni del sito ospite (performance cookie).
Google Analytics utilizza i "cookie"  per raccogliere e analizzare in forma anonima le informazioni sui comportamenti di utilizzo del sito web http://www.nicoladamati.com (compreso l'indirizzo IP dell'utente). Tali informazioni vengono raccolte da Google Analytics, che le elabora allo scopo di redigere report per gli operatori di http://www.nicoladamati.com riguardanti le attività sui siti web stessi. Questo sito non utilizza (e non consente a terzi di utilizzare) lo strumento di analisi di Google per monitorare o per raccogliere informazioni personali di identificazione. Google non associa l'indirizzo IP a nessun altro dato posseduto da Google né cerca di collegare un indirizzo IP con l'identità di un utente. Google può anche comunicare queste informazioni a terzi ove ciò sia imposto dalla legge o laddove tali terzi trattino le suddette informazioni per conto di Google.

Per ulteriori informazioni, si rinvia al link di seguito indicato:

https://www.google.it/policies/privacy/partners/

L'utente può disabilitare in modo selettivo l'azione di Google Analytics installando sul proprio browser la componente di opt-out fornito da Google. Per disabilitare l'azione di Google Analytics, si rinvia al link di seguito indicato:

https://tools.google.com/dlpage/gaoptout

Durata dei cookie

Alcuni cookie (cookie di sessione) restano attivi solo fino alla chiusura del browser o all'esecuzione del comando di logout. Altri cookie “sopravvivono” alla chiusura del browser e sono disponibili anche in successive visite dell'utente.
Questi cookie sono detti persistenti e la loro durata è fissata dal server al momento della loro creazione. In alcuni casi è fissata una scadenza, in altri casi la durata è illimitata.
Il sito http://www.nicoladamati.com non fa uso di cookie persistenti.

Gestione dei cookie 

L'utente può decidere se accettare o meno i cookie utilizzando le impostazioni del proprio browser.
Attenzione: la disabilitazione totale o parziale dei cookie tecnici può compromettere l'utilizzo delle funzionalità del sito riservate agli utenti registrati. Al contrario, la fruibilità dei contenuti pubblici è possibile anche disabilitando completamente i cookie.
La disabilitazione dei cookie “terze parti” non pregiudica in alcun modo la navigabilità.
L'impostazione può essere definita in modo specifico per i diversi siti e applicazioni web. Inoltre i migliori browser consentono di definire impostazioni diverse per i cookie “proprietari” e per quelli di “terze parti”.

A titolo di esempio, in Firefox, attraverso il menu Strumenti->Opzioni ->Privacy, è possibile accedere ad un pannello di controllo dove è possibile definire se accettare o meno i diversi tipi di cookie e procedere alla loro rimozione.

Chrome: https://support.google.com/chrome/answer/95647?hl=it

Firefox: https://support.mozilla.org/it/kb/Gestione%20dei%20cookie

Internet Explorer: http://windows.microsoft.com/it-it/windows7/how-to-manage-cookies-in-internet-explorer-9

Opera: http://help.opera.com/Windows/10.00/it/cookies.html

Safari: http://support.apple.com/kb/HT1677?viewlocale=it_IT

L’Endodonzia Accademica, con i trattamenti endodontici, mira essenzialmente alla completa eliminazione del

contenuto necrotico canalare, alla perfetta sterilizzazione del canale stesso ed al suo successivo riempimento

con materiali biocompatibili e sufficientemente stabili da garantire l’impossibilità di infezioni o reinfezioni

dell’apice radicolare, del delta apicale e dei tubuli dentinali.

Per canale intendiamo generalmente tutta quella architettura di piccoli canalicoli che si trovano all’interno del

dente, ove passano vasi e terminazioni nervose; questi compongono la parte organica che porta nutrimento al

dente stesso.

Nel corso degli anni, varie tecniche e materiali sono stati utilizzati per chiudere i canali, seguendo

diverse scuole e tendenze.

Si è cominciato utilizzando lo sterco di passero inglese, poi l’amianto, il corallo in polvere, il cloroformio, il

bitume, l’eugenolo, la formalina, l’oro, il mentolo, la morfina, il gesso di Parigi, il bismuto, il fenolo,

l’argento iodato, la naftalina, il fluoro stannoso, la stessa dentina .

Questo elenco parziale, di materiali utilizzati nel corso degli anni, ci dà una indicazione di quante prove sono

state fatte per raggiungere un risultato che ancor oggi non dà una sicurezza di successo in tutti i casi.

L' anatomia interna del dente, si compone da un canale centrale da cui si dipartono migliaia di canalicoli

laterali, che non sono accessibili con nessun mezzo meccanico e solo parzialmente da tecniche disinfettanti,

mentre sono ottimo rifugio per colonie batteriche.

 

IL SUCCESSO IN ENDODONZIA.

Il successo (o l’insuccesso) della terapia dipende da molti fattori, tra i quali due di essenziale importanza:

1- La difficoltà oggettiva di ottenere una perfetta detersione e sterilizzazione del dente, in massima parte

dovuta alla presenza di canali aberranti o comunque di apici a complessa anatomia e all’impossibilità di

svuotare meccanicamente i canali laterali ed i tubuli dentinali.

2- La difficoltà di conoscere in maniera esatta la lunghezza canalare  che si estende fino al delta apicale ed il

rischio di sospingere oltre apice le sostanze infette o di otturazione canalare, con le note

conseguenze:distruzione tissutale e/o infiammazione per reazione da corpo estraneo, tanto più grave quanto più

“aggressivo” è il materiale di chiusura e la tecnica di otturazione.

Quando la necrosi e, conseguentemente, i batteri hanno interessato i canali laterali e le ramificazioni e non è

stata possibile la loro rimozione meccanica , si può manifestare l’insuccesso clinico.

É stata valutata una percentuale di insuccessi compresa tra il 10 ed il 15% dovuti alla non completa rimozione

del materiale necrotico e dei batteri dall’endodonto.

 

 

Quali sono i fattori Naturali che portano a dover devitalizzare un dente?

 

1- Carie penetrante .

2- Trauma , anche occlusale .

3- Frattura .

4- Scopertura radicolare.

5- Pulpite da sofferenza d’organo correlato.

 

A seguito di una di queste cause si sviluppa nel dente una infiammazione del nervo che causa un forte dolore,

la cui terapia consiste nella devitalizzazione o alternativamente nell’estrazione del dente.

 

Queste elencate possiamo definirle cause naturali, perché non vi è l’intervento diretto dell’uomo.

 

 

Ma oltre alle cause naturali, ci sono i fattori iatrogeni fra i quali:

 

1     Scopertura del nervo accidentale in fase di pulizia di una carie, di    una riotturazione o di

una preparazione .

2     Devitalizzazione programmata a scopi protesici.

 3     Pulpite acuta o cronica a seguito di una otturazione infiltrata o da sostanze chimiche irritanti .

4     A seguito di dolore trigeminale di origine incerta, come tentativo .

5     Pulpite a seguito di trattamenti ortodontici troppo aggressivi.

 

La pulpite acuta.

La pulpite è l’infiammazione della polpa .

Le cause sono per lo più tradizionalmente batteriche. Provoca sintomi dolorosi che vanno da una semplice

sensibilità dentale, soprattutto al freddo, fino ad un fortissimo dolore trigeminale, che aumenta la notte.

E’ direttamente collegata all’anatomia dentale e ai suoi canali: durante l’infiammazione infatti si crea una

pressione sulle terminazioni nervose per ingorgo sanguigno e linfatico.

Curata in fase precoce può regredire.

 

La pulpite cronica .

E’ la fase successiva alla P.A, anche se in alcuni casi la P.C. è asintomatica. La P.C. infatti dà sintomi più lievi,

reattiva non più al freddo, bensì al calore e alla pressione.

Difficilmente guaribile, poiché istologicamente sono presenti infiltrati di necrosi, porterà inevitabilmente alla

morte del nervo.

Con una terapia adeguata può stabilizzarsi, ma non regredire. L’infiltrazione batterica e la necrosi parziale dei

tessuti dentali possono infiltrare il periodonto, con diverse conseguenze, che vanno da piccoli risentimenti,

passando per un ascesso, fino alla più grave e cioè la focalizzazione del dente.

 

 

La Devitalizzazione quindi viene eseguita per far cessare od evitare il dolore pulpitico del nervo.

Cessare, quando sia presente una pulpite, evitare quando siano presenti dei sintomi pre-pulpitici o di pulpite

cronica o ci sia una scopertura del nervo accidentale o traumatica.  

Si può far cessare il dolore del nervo solamente provocandone la morte.

Questo può avvenire con sostanze chimiche o con mezzi meccanici.

Quindi per avvelenamento o per distacco dall’organismo e conseguente morte.

Il dente diventa un corpo estraneo poiché in realtà senza vita.

 

LA DEVITALIZZAZIONE CHIMICA.

I devitalizzanti chimici sono stati utilizzati per tanti anni e avevano lo scopo di uccidere il nervo dolente,

evitando manovre meccaniche, e quindi di essere pratici, efficaci e veloci. 

  Ne sono stati usati tanti in diverse combinazioni come: anestetici, antinfiammatori, batteriostatici o

batteriotossici, mummificanti.

I più usati sono stati i devitalizzanti e i mummificanti, che impedivano la necrosi del tessuto e

che avevano come principio attivo l’arsenico (Toxavit), ora vietato.

Altre sostanze sono resina carbolica (guaiacolo-creosolo e lidocaina), la paraformaldeide, l’eugenolo.

Fortunatamente non si usano più (si spera).    

I denti trattati con devitalizzanti chimici sono difficilmente recuperabili.

Oltre a essere infetti, infatti, rilasciano le sostanze chimiche nell’organismo e quindi hanno una doppia azione

negativa.                

 Sono riconoscibili radiograficamente poiché hanno una otturazione radiopaca che arriva sulla polpa, ma non si

vede la chiusura dei canali.

 

 

DEVITALIZZAZIONE MECCANICA.

Le tecniche sono molteplici, una volta solo manuali, ora soprattutto meccaniche.

Alcuni anni, fa era importante, in questo passaggio, la bravura e l’accortezza dell’operatore.

Le novità tecnologiche introdotte hanno semplificato la tecnica nella precisione con miglioramento della

sterilità, della velocità di esecuzione e con la prevenzione di eventuali rotture di strumenti all’interno del dente.

Tutto ciò ha permesso di eliminare completamente il tessuto pulpare nei canali principali, diminuendo la

necrosi e batteriemia all’interno del dente.

 

 

La storia di un dente morto , una potenziale bomba a orologeria.

Una volta che il fascio vascolo-nervoso del dente viene ucciso e il dente devitalizzato, questo non fa più parte

dell’organismo. Non comunica più con l’organismo né chimicamente né energeticamente.

Rimane temporaneamente una comunicazione meccanica data dal legamento periodontale, che col tempo, però

andrà a mancare poichè per una reazione di protezione si formerà una anchilosi ossea .

Si formerà anche una reazione infiammatoria di contenzione intorno al materiale di chiusura del canale,

all’apice radicolare, che impegnerà a vita il nostro sistema immunitario.

Quando e se la contenzione verrà a mancare, il dente devitalizzato diventerà una porta di accesso a

microorganismi e tossine riversate direttamente nell’organismo attraverso l’osso alveolare e la sua rete venosa

e linfatica.

 

 

Come evitare la devitalizzazione curando la pulpite:

In medicina accademica non esiste una cura alla pulpite, la devitalizzazione (eventualmente previa copertura

farmacologica antidolorifica), è l ‘unica alternativa alla perdita del dente.

In alcuni rari casi, come la scopertura accidentale della polpa si può tentare il recupero, ma solo per soggetti in

giovane età, con la pulpectomia o pulpotomia.

Le tecniche di medicina integrata invece ci danno altre opzioni, infatti la pulpite si può curare o, nei casi più

avanzati, ritardarne la progressione .

Si curano le persone per allungare la vita, anche se hanno una prognosi infausta, allo stesso modo possiamo

trattare i denti, che sono una parte di noi, cercando, se non possono guarire, di ritardarne la morte.

 

Quali sono le tecniche per curare una pulpite:

- Eliminazione cause dirette e indirette di pulpite : Carie, trauma occlusali materiali irritanti, correnti endorali,

campi di disturbo e foci dentari.

-Neuralterapia.

-Cura dell’organo o della catena causale degli organi corrispondenti all’odontone.

-Utilizzo organoterapici come pulpa dentis, mucosa, parodontium, nervus trigeminus.

-Utilizzo omeopatici e omotossicologici anche in mesoterapia mirata.

- Utilizzo terapia con frequenze, anche veicolate direttamente con cromoterapia e laser.

-Utilizzo di integratori, vitamine.

-Dieta ferrea e/o digiuno sono un grosso ausilio di aiuto per la guarigione.

Solitamente gli elementi da evitare sono i cereali, in particolar modo il glutine, lattosio latte di mucca e

derivati e gli zuccheri .

 

Ma perché adoperarsi per evitare la devitalizzazione o solamente per ritardarla quando in realtà gli

insuccessi con le nuove tecniche si sono ridotti moltissimo, a meno del 10 per cento ?

 

1 Insuccessi diagnosticati: in realtà gli insuccessi che vengono diagnosticati radiograficamente e a livello

sintomatico sono molti di più: uno studio ufficiale ha dimostrato che a seconda dell’indagine radiologica (Rx,

OPT ,Dental Scan , Cone Beam ), le immagini di lesioni apicali riscontrate aumentano con l’aumentare della

precisione della diagnostica a raggi, fino a triplicare il loro numero.

Posso aggiungere che con il test EAVI o la KINESIOLOGIA, il numero degli insuccessi diagnosticati è ancora

maggiore.

Un altro problema importante è che molte lesioni apicali sono completamente asintomatiche e non spingono il

paziente a fare delle indagini.

 

2 Danni causati dal dente devitalizzato: l’altro grande problema è dato dai danni provocati da una

devitalizzazione mal riuscita.

Secondo la medicina accademica il problema può essere limitato ad una reazione locale che, se non

correggibile, porterà ad una perdita del dente.

La visione olistica si distacca di molto in tal senso per diversi motivi:

1 – la diagnosi di una devitalizzazione problematica è completamente differente e indipendente dai canoni

diagnostici classici, Rx e sintomatologia.

2 – rispetto alla medicina accademica non si valutano i sintomi locali, bensì le problematiche che il dente

provoca a distanza.

Queste possono essere delle più varie e creare patogenesi in tutto l’organismo a seconda del locus minoris

resistentiae che viene colpito.

Una devitalizzazione apparentemente perfetta, ben eseguita e asintomatica può in realtà nascondere una grossa

insidia per l’organismo.  

Il dente devitalizzato infatti può fungere da serbatoio batterico con rilascio di tossine e formazione di ceppi

molto virulenti che vanno a colonizzare i punti più deboli dell’organismo, provocando qualsiasi tipo di

patologia.

Oltretutto queste colonie si possono trasferire nell’osso circostante e auto mantenersi, anche dopo l’estrazione

del dente stesso, perpetuando gli stessi danni per anni e anni.

Questi danni, sono talmente vari e differenti, che difficilmente vengono messi in relazione a problemi dentari .

Non sempre il focolaio è però attivo: il dente può restare all’interno dell’osso come un potenziale pericolo ma

senza causare nessun problema anche tutta la vita. 

  Quando però sopraggiunge un innesco stressogeno e viene alterata l’omeostasi e le capacità di adattamento

dell’organismo, il focolaio si attiva e comincia a peggiorare o causare nuove patologie.

Con il test di EAVI per fortuna, si può valutare quando l'elemento devitalizzato o la zona di focalità ossea

inizia ad essere tossica e l’organismo non riesce più a contenerne la fuoriuscita batterica-tossinica.

E’ quindi relativamente semplice intervenire di conseguenza, con un programma terapeutico costruito in base

alla gravità, al carico tossico, alla capacità di eliminazione e alle condizioni di salute generale del soggetto.

 

 

PROTOCOLLO DI DEVITALIZZAZIONE

In base a quello che è stato detto, le linee guida per la devitalizzazione saranno:

1 Evitare più possibile la devitalizzazione:

-Con la prevenzione delle cause naturali ed evitando le cause iatrogene.

-Integrando la cura con terapie naturali per guarire la pulpite acuta e stabilizzare la cronica.

2 Se inevitabile o assolutamente necessaria:

-Considerarla una maniera per sfruttare qualche anno ancora il dente e non una terapia definitiva.

-Adoperare una tecnica meccanica di devitalizzazione più precisa e sterile possibile.

-Non utilizzare materiali tossici o non tollerati.

-Adoperare tecniche di disinfezione più efficaci possibili .

-Valutare lo stato di salute del paziente e supportare gli organi correlati al dente devitalizzato .

-Controllare periodicamente con il test EAV, la clinica, l’anamnesi l’andamento della devitalizzazione e

l’eventuale progressione patogena.

-Contenere con cure di drenaggio, cure omotossicologiche, dieta e mantenimento dello stato di salute generale

del paziente, la progressione patogenetica del dente devitalizzato .

-Eseguire l’estrazione del dente con protocollo di pulizia ossea nel caso sia focalizzato.

 

 

 

 

 

 

.